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«Oro? Apprezzo molto Vitari Ma Caracciolo e Marrazzo...»

INTERVISTA - Dionisio Pancheri 23 giu 2022
Dionisio Pancheri, tra i riferimenti dell’Oratorio San Michele Travagliato e dell’Associazione Direttori Sportivi Bresciani Dionisio Pancheri, tra i riferimenti dell’Oratorio San Michele Travagliato e dell’Associazione Direttori Sportivi Bresciani

Il Pallone d’Oro è frutto di un grande lavoro di squadra: la redazione sportiva di Bresciaoggi e l’Associazione dei Direttori Sportivi Bresciani collaborano alacremente dal lontano 2003 per dar vita a un premio che non perde mai il proverbiale fascino. Dionisio Pancheri, che è membro attivo del Consiglio Direttivo dell’Associazione, l’ha sempre vissuto in prima linea e, anche quest’anno, ha seguito con attenzione l’evoluzione dell’iniziativa di Bresciaoggi.

Pancheri, il Pallone è ormai una tradizione irrinunciabile, vero?
Eh beh, chiaro: si può quasi dire che l’abbiamo inventato noi direttori.

Senza entrare in diatribe sulla paternità: chi lo vince il Pallone d’Oro?
Un bel rebus: io personalmente apprezzo molto Samuele Vitari, che con l’Orceana ha fatto un grandissimo avvio di campionato. Purtroppo però ha finito male, retrocedendo dopo i play-out. Anche Filippo Lauricella del Ciliverghe mi è piaciuto molto. Certo, ci sono i grossi calibri…

Tipo?
Carmine Marrazzo e Andrea Caracciolo. Due così è difficile lasciarli fuori da ogni classifica, anche se sono stati grandi professionisti e questo è un premio più dedicato ai dilettanti.

Passiamo all’Argento: chi può essere il favorito?
Quest’anno credo abbia fatto benissimo Francesco Ravazzolo: a Coccaglio ha stupito tutti. Conosco bene anche il papà, Corrado: è stato un professionista coi fiocchi. Poi certo, mi vengono in mente Francesco Scalvini, Davide Merigo e Francesco Micheletti: in tanti hanno fatto bene. È un’edizione molto più incerta rispetto alle due vinte consecutivamente da Marrazzo: anche in questo sta il bello.

Pallone di Bronzo. Qui c’è un suo pupillo… Avrebbero potuto essere due, ma Cristian Laveroni non è riuscito a entrare tra i finalisti.
Un grosso peccato, ha giocato una grande stagione: i 30 gol sono lì a dimostrarlo. A tenere alto l’onore del San Michele c’è Andrea Radici.

Come lo vede in ottica piazzamenti?
Decisamente bene. In Seconda categoria è un lusso: non ha segnato tanto quanto Laveroni, ma senza rigori è riuscito ad andare in doppia cifra. Meriterebbe di chiudere in alto per quanto fatto in campo in questa stagione.

Oltre a lui?
C’è Fausto Ungaro: un veterano, è sempre lì. In più quest’anno ha anche vinto il campionato di Terza categoria col Casaglio: non molla veramente mai.

Chiudiamo con la Perla del Calcio: ha qualche preferita?
Ci sono calciatrici affermate: Simona Muraro nel Cortefranca, o Serena Magri e Sofia Pasquali del Brescia. Più le giovani che stanno crescendo. Debbo dire che in passato ero più legato, anche perché il Brescia veniva ad allenarsi da noi e avevo modo di vederle in azione da vicino. Rimane il fatto che la Perla è un premio importante, che aiuta il movimento femminile nella sua costante crescita.