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di Luca Goffi

Miglio: «Un’emozione d’Argento»

LE NOSTRE INIZIATIVE 22 lug 2022
Foto di gruppo per i finalisti del premio argentato: una vetrina di lusso sul lungolago di Lonato per un movimento che scoppia di salute. Fabio Miglio è il vincitore, ma nella Top 12 dei finalisti c’è tantissima qualità. Appuntamento alla prossima edizione dei Palloni e della PerlaFabio Miglio con il Pallone d’Argento conquistato nella notte gardesana del Coco Beach di Lonato Foto di gruppo per i finalisti del premio argentato: una vetrina di lusso sul lungolago di Lonato per un movimento che scoppia di salute. Fabio Miglio è il vincitore, ma nella Top 12 dei finalisti c’è tantissima qualità. Appuntamento alla prossima edizione dei Palloni e della PerlaFabio Miglio con il Pallone d’Argento conquistato nella notte gardesana del Coco Beach di Lonato

Fabio Miglio, re d’argento. Non sarà una statua a ricordagli di essere stato regale nella stagione appena conclusa ma qualcosa di altrettanto prezioso, il Pallone d’Argento di Bresciaoggi. Il gioco di parole con il suo cognome è presto fatto, perché il sovrano della zona nevralgica strappa alla concorrenza il titolo di MiglioRe. E la concorrenza era temibilissima: tra i finalisti sul podio svettava infatti un portierone come Matteo Bonometti che, difendendo i pali della Nuova San Paolo, ha contribuito in modo determinante alla salvezza tranquilla dei bassaioli. E proprio l’estremo difensore aveva convinto l’opinione pubblica con le sue prestazioni e si era posizionato davanti a tutti prima del giudizio degli addetti ai lavori. A completare il podio il goleador del Chiari Federico Bontempi, un finalizzatore implacabile nel campionato di Prima. Va inoltre considerato che Fabio Miglio partiva dalle retrovie (dal settimo posto nella Top 12 finale), ma come uno dei suoi lanci millimetrici è arrivato preciso all’obiettivo con tanto di applausi: primissimo. «Sono state belle sensazioni quelle della notte di Lonato, una vittoria totalmente inaspettata, infatti ero insolitamente molto rilassato - commenta divertito il centrocampista dell’Ospitaletto -. Non mi aspettavo di vincere. Vedendo come sono andate le cose non posso non essere felicissimo». Già, perché a partire dalla grande notte dell’incoronazione, il trofeo si trova sul comodino ed è come il suo possessore in campo: inamovibile. «Sono ricordi fantastici, conserverò questi articoli di Bresciaoggi per sempre - rivela il ventitreenne -. Questo mi gratifica per tutti gli sforzi fatti in carriera». Il calcio è uno sport corale e il blasone dell’Ospitaletto si è rivelato uno dei segreti per ottenere il risultato più prestigioso. «Devo ringraziare in primis il tecnico Ennio Beccalossi che mi ha fortemente voluto a Ospitaletto, mi ha sempre sostenuto e messo nelle migliori condizioni per esprimermi - racconta il neo Pallone d’Argento -, e poi tutti i miei compagni di squadra: senza di loro non avrei mai vinto. Un gruppo a dir poco fantastico, ci intendevamo a meraviglia». Il Pallone d’Argento potrebbe essere l’occasione per spostare l’asticella ancora più in alto. Anche perché dopo i campionati in Serie D e quelli di Promozione, c’è il meritato esordio in Eccellenza. «Voglio stare più tranquillo in campo, a volte mi faccio prendere dalla frenesia. Mi auguro di ritrovare il bel gruppo unito dell’anno scorso». Anche perché il talento in famiglia non manca, l’origine bagnolese e il ruolo rimandano al più grande regista del paese, Eugenio Corini (tra l’altro fratello della zia di Fabio). «Non posso aggiungere molto rispetto a quanto è stato scritto e detto, un grande centrocampista e un ottimo allenatore. La cavalcata del Brescia verso a Serie A del 2019 è stata emozionante». Fabio di «promozioni» se ne intende solo da quest’anno: la vittoria del campionato, il salto di categoria e lo status nobile, nobilissimo come calciatore. Ormai è entrato nel Pantheon dei migliori. Nella precedente edizione (2020) del Pallone d’Argento Miglio aveva ottenuto un onorevole nono posto quando a vincere era stato bomber Marrazzo, che alla sua collezione di Palloni ha aggiunto quello d’Oro. Carminetor è entrato nella storia del calcio bresciano dalla porta principale. «È stato emozionante essere premiato insieme a due grandissimi giocatori, l’Oro di Marrazzo e il Bronzo di Ungaro. In fondo potrei essere loro figlio». Scherza il ventitreenne dell’Ospitaletto. Chissà se il centrocampista ripercorrerà le orme dell’attaccante del neonato Brescia Cast (due palloni d’Argento e uno d’Oro vinti consecutivamente). Visto che il prossimo anno giocherà in un campionato maggiormente nelle sue corde, l’Eccellenza, potrebbe lanciare l’assalto alla coppa più prestigiosa, quella dorata. In fondo, nonostante il ruolo differente, provare a raccogliere il testimone da una leggenda come Carminetor è soltanto per pochi eletti, in questo caso per uno solo, il MiglioRe.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA