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di Michele Laffranchi

Galuppini: «Un premio esaltante»

18 mar 2022
Francesco Galuppini riceve direttamente dalle mani di Mario Balotelli il Pallone d’Oro: è il 25 maggio 2017,  la cornice quella del Vittoriale di Gardone RivieraL’attaccante bresciano Francesco Galuppini, in maglia Renate, affronta da ex la Feralpisalò: è il 18 dicembre 2021 Francesco Galuppini riceve direttamente dalle mani di Mario Balotelli il Pallone d’Oro: è il 25 maggio 2017, la cornice quella del Vittoriale di Gardone RivieraL’attaccante bresciano Francesco Galuppini, in maglia Renate, affronta da ex la Feralpisalò: è il 18 dicembre 2021

Nessun calciatore incarna il senso ultimo del Pallone d’Oro Bresciaoggi quanto Francesco Galuppini da Urago Mella: il suo successo del 2016 cristallizza l'attimo della consacrazione di un talento (a 23 anni il vincitore più giovane) destinato a rifulgere anche nel professionismo. L’attualità certifica la bontà di quel trionfo: Galuppini è da tre stagioni tra i migliori della Serie C e, nel recente mercato invernale, s’è legato alla capolista Südtirol, che l’ha strappato al Renate dove aveva inscenato un’andata da urlo (14 gol e 6 assist). Dal 25 maggio 2017, quando al Vittoriale ricevette il Pallone d’Oro dalle mani di Mario Balotelli, l’allora astro nascente s’è consacrato tra i professionisti a suon di gol (quasi 50 nell’ultimo triennio in C) e magie sbocciate dal suo mancino flautato: «È un riconoscimento che ho vinto presto e che mi ha dato una grossa mano - racconta l’attaccante del Südtirol -: la fame è rimasta immutata. La voglia di andare in B, di vincere la Coppa Italia in C e impormi tra i marcatori: obiettivi e premi diversi, stessa volontà. Ai giovani che sono in corsa adesso vorrei dare questo consiglio: abbiate fame, la carriera vola via e va sfruttata al meglio». Parole piene di significato, alimentate dall’esempio personale di Galuppini, che dopo gli esordi nel professionismo con Lumezzane, Real Vicenza e Feralpisalò ha mostrato il coraggio (e la non scontata saggezza) di rimettersi in gioco in D prima a Piacenza e, dall’estate 2016, a Ciliverghe: «Conoscevo anche all’epoca il mio valore, ma un giovane ha bisogno di tempo per crescere e nel calcio non sempre ti viene dato - ricorda Galuppini -. Ciliverghe è stata la società di cui avevo bisogno: un ambiente sano, dove completare il mio processo di maturazione. Devo ringraziare Eugenio Bianchini, che all’epoca mi ha corteggiato per un’estate intera». Ringraziamenti presto rovesciati: Galuppini ha trascinato i gialloblù alla stagione più gloriosa della loro storia, culminata col secondo posto in D e resa indimenticabile dalla sua doppietta in finale playoff contro la Virtus Bergamo. Qualche giorno prima di sollevare il Pallone d’Oro: «È difficile trasmettere a parole l’energia che ti dà un premio del genere: i giornali parlano di te, la gente ti conosce. Ti sprona a perseverare nel lavoro e nell’impegno». Cinque anni dopo, il «crack» capace di sfracellare la D s’è confermato decisivo anche tra i prof: «Ho dimostrato di esserci, ma i test non finiscono mai - assicura “Galuppata” -: ogni anno si riparte, ogni volta è necessario trovare nuovi stimoli e obiettivi. Sarebbe bello conquistare la B e lì confermarsi: abbiamo un buon vantaggio in classifica, ma il Padova è ostico e c'è ancora lo scontro diretto». Da quella notte al Vittoriale, il carburante mentale e lo straripante talento l'hanno proiettato lungo una scalata vertiginosa e piace pensare che nella luce emanata dal fuoriclasse brillino ancora i riflessi dorati di quel Pallone d'Oro Bresciaoggi. Francesco Galuppini è una promessa mantenuta nel firmamento del calcio bresciano. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA