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di Michele Laffranchi

Ungaro all’unanimità «Sensazione unica»

PALLONE DI BRONZO 20 lug 2022
Faustino Ungaro: il Pallone di Bronzo finalmente è tutto suo ONLY CREW Faustino Ungaro: il Pallone di Bronzo finalmente è tutto suo ONLY CREW

Una gran bella faccia di Bronzo: scordatevi il modo di dire, non c’è tracotanza sul volto di Faustino Ungaro. Solo un sorriso contagioso e una commozione purissima: è il capitano del Casaglio il vincitore del Pallone di Bronzo, lui che due anni fa era già salito sul podio, ma sul terzo gradino. Stavolta il palcoscenico del Coco Beach di Lonato del Garda è invece tutto per Tino, che pure non ama essere al centro dell’attenzione: Paolo Danieli e Matteo Contratti, che con lui condividono il podio, sarebbero stati vincitori altrettanto nobili, eppure non viene in mente persona che più di Ungaro avrebbe meritato questo premio.

Nel calcio non c’è compagno o avversario che, avendolo incrociato sulla sua strada, non ne conservi un’impressione positiva: un fuoriclasse d’umanità, prima di essere capitano e centrocampista completo. Il pallone è, assieme alla moglie Elisabetta e alla figlia Giulia, l’amore della vita: più di 600 presenze dai pulcini sino al 2019 col Gussago, la squadra del paese e quella del cuore (assieme alla Juventus). Poi la ripartenza dal Casaglio, con la voglia di raggiungere nuovi traguardi e il desiderio di togliersi qualche sassolino dalla scarpa (ma sempre a bassa voce): dopo due anni inflazionati dal Covid, al terzo tentativo è arrivata la vittoria del campionato e il balzo in Seconda Categoria, a coronamento del progetto rossoblù col direttore sportivo Fabio Rossini, il tecnico Enrico De Santis e l’amico e compagno Claudio Dotti, quarto in classifica nello stesso premio. Come in campo, così fuori Tino è prima di tutto attento agli altri: «Sono proprio contento ci sia anche Dotti tra i candidati – aveva confessato appena scoperta la lista con la sua presenza e quella dell’amico goleador –: spero possa fare strada. Io ho già dato, il terzo posto di due anni fa è come una vittoria». E invece i tanti voti delle persone che gli vogliono bene, compresi gli Alpini di Gussago di cui è spina dorsale, l’hanno proiettato tra i finalisti: il resto l’ha fatto la giuria di qualità, che s'è espressa praticamente all'unanimità, regalando a Tino il giorno più bello della sua vita sportiva. Non venga visto come un premio alla carriera: sarebbe ingeneroso dopo quanto fatto quest’anno: il Casaglio ha trionfato in Terza Categoria e ha vinto pure lo Scudetto contro le vincitrici degli altri giorni. E, a quarant’anni suonati, Ungaro è stato l'anello di congiunzione della squadra, assieme polmone e cervello della mediana: «Per me è splendido ricevere i complimenti di allenatori e avversari dopo ogni partita – ripeteva, con quel misto di stupore e timidezza che sono indizi sinceri della sua modestia –: siamo partiti falcidiati dagli infortuni, ma alla lunga è emersa la nostra forza». Un gruppo unito, quello del Casaglio, cementato dalla presenza silenziosa e allo stesso tempo insostituibile di Ungaro: il sorriso perennemente stampato sul volto e la frase giusta per ogni circostanza.

Ma le parole sarebbero vane senza l’esempio concreto, quello elargito da più di trent’anni sui campi e fatto di abnegazione, spirito di sacrificio e sportività nei confronti di ogni avversario. Una sola partita saltata, perché la moglie Elisabetta era impegnata a lavoro e Tino s’è dovuto concentrare allora sull’altro amore, l'adorata figlioletta. Le lodi preferisce dispensarle agli altri, stavolta però gli tocca riceverle: il Pallone di Bronzo appartiene da stasera a Fausto Ungaro, persona dal cuore d'oro. . •. © RIPRODUZIONE RISERVATA