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di Michele Laffranchi

Il plauso di Bianchini: «Amore infinito»

LE NOSTRE INIZIATIVE 17 mar 2022
L’incoronazione di Mattia Mauri (al centro), ex Desenzano Calvina ora al Breno: ai suoi lati il diesse gardesano Eugenio Olli e, a destra, Eugenio BianchiniEugenio Bianchini è presidente dell’Associazione dei Direttori Sportivi Bresciani: in prima linea per il Pallone d’Oro L’incoronazione di Mattia Mauri (al centro), ex Desenzano Calvina ora al Breno: ai suoi lati il diesse gardesano Eugenio Olli e, a destra, Eugenio BianchiniEugenio Bianchini è presidente dell’Associazione dei Direttori Sportivi Bresciani: in prima linea per il Pallone d’Oro

Non esisterebbe Pallone d’Oro senza la costruttiva unione d’intenti fra Bresciaoggi e l’Associazione Direttori Sportivi Bresciani, che contribuisce in maniera fondamentale all'organizzazione della Trilogia di Palloni e della Perla del Calcio. L’edizione corrente, che dà il la alla grande ripartenza del movimento calcistico nostrano dopo un biennio complesso, non fa eccezione: «Assomiglia a un amore che nasce e difficilmente finirà - così saluta il ritorno del premio più ambito in provincia Eugenio Bianchini, presidente e cuore pulsante dell’Associazione Direttori Sportivi Bresciani -. È un’iniziativa che stava molto a cuore a Livio Scaramella: lo porto sempre con me, ma quando ricomincia il Pallone d’Oro mi pare d’averlo al mio fianco e sentirlo ancora più vicino». Dal 2018/19, annata in cui la palma dorata fu sollevata da Alessandro Triglia, il premio di Bresciaoggi s’è adeguato ai ritmi della stagione calcistica, venendo consegnato alla conclusione dell’annata di pallone giocato. Per Bianchini, un altro salto di qualità nel format: «Penso sia ulteriormente meritocratico - conferma il presidente dei ds, in carica dal 2013 -: si incorona l’atleta che ha meglio performato nel corso della stagione e ciò dà ulteriore lustro alla Trilogia dei Palloni». Un pensiero va anche alle protagoniste della Perla, giunta alla 7a edizione: «Se i maschietti hanno entusiasmo, le donne ne mettono in campo almeno il doppio - sottolinea con ammirazione Bianchini -: nella vita quotidiana e nel calcio. Sono un esempio da seguire e la crescita del movimento femminile fa bene a tutto l’ambiente». Da deus ex machina dell’Associazione Direttori Sportivi Bresciani a diesse orgoglioso, Bianchini il premio l’ha vinto 3 volte: nel 2011 con Riccardo Maspero (Pro Desenzano) e poi al Ciliverghe con Stefano Franchi (2014) e Francesco Galuppini (2016). Quest’ultimo, asso del Südtirol in Serie C, è per Bianchini l’esempio calzante del significato ultimo che deve assumere un’iniziativa come il Pallone d’Oro: «Un giocatore strepitoso, che ha saputo fare la differenza tra i dilettanti e che è stato in grado di ripetersi nel professionismo con risultati altrettanto eccezionali, come sta dimostrando negli ultimi anni in C tra Renate e Südtirol: questo è il prototipo di ciò che cerchiamo». Altra persona che Bianchini cita a modello è Mauro Moreschi, vincitore nel Pallone d’Argento (Calvina, 2015): «Un calciatore esemplare - conferma Bianchini -: un modello da seguire per tutti, dentro e fuori dal terreno di gioco». Ma il Pallone d’Oro è iniziativa che va oltre il premio, abbracciando l’intero movimento calcistico provinciale: «È una splendida vetrina per tutti - ringrazia Bianchini -: per i calciatori che ricevono le meritate attenzioni. Ma anche per noi direttori e per gli allenatori: viene data la possibilità agli addetti ai lavori di ricevere menzione e potersi esprimere riguardo questa meravigliosa passione collettiva. Questo è il grande segreto del Pallone d’Oro». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA